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martedì 8 ottobre 2013

Bitter Victory


"Uccidere i vivi per salvare i morti: Una Vittoria amara."

"Il Commando "Desert Rats" cancella tutti i libri e i registri di Rommel!"

"Il Commando "Desert Rats" Invade la Fortezza d'Africa!"

"Il Commando "Desert Rats" Invade la Fortezza dell'Africa!"

Frasi di lancio originali del film


"Vittoria amara" (1958) di Nicholas  Ray, ho dunque potuto rivedere questo film nel recente dvd italiano pubblicato dalla A&R,  e considero la sua riscoperta in digitale una grande cosa. Vedete, ci sono molti film che non svolgono il loro compito per molto più che riempire l'ora e mezzo/due tempo a disposizione, ma ci sono alcuni che hanno davvero una grande storia e al contempo un forte impatto.  Entrambe queste specificità erano molto spesso presenti nei film realizzati dagli studios in quel periodo della storia del cinema americano. Alcuni di loro non sono più così ben noti se non a noi appassionati, e si ha quindi una piacevole sorpresa quando un titolo come questa viene riscoperto in dvd o Blu-ray, soprattutto se in un mercato H.V. più che mai asfittico e in crisi, quale quello italiano.

"Vittoria amara"(Bitter victory) è una pellicola bellica dei tardi anni '50 che ha dato uno sguardo alla guerra e ai suoi coinvolgimenti emotivi da un punto di vista psicologico e dalla narrazione distorta quale stava diventando popolare all'epoca. Le normali convenzioni del genere erano state stabilite molto tempo prima ed i vari tipi di missioni, di eroi, delle diverse situazioni belliche erano già stati tutti rappresentate attraverso un certo numero di film,da allora. Grandi autori come Robert Aldrich e Don Siegel avevano fatto una sapiente misura dei drammi psicologici inseriti nella viva azione dei loro film, come visto precedentemente e successivamente in splendidi titoli quali "Prima linea" (Attack!)(1956), e "L'Inferno è per gli eroi"(Hell Is for Heroes)(1962), rispettivamente. "Vittoria amara" rappresentò l'entrata del grande Nicholas Ray in questa piccola sotto-categoria di film epici e introspettivi.

Ray diresse anche in seguito dei film che vennero accolti con maggior successo e che hanno continuato a mantenerlo tra i più grandi registi americani fra gli anni cinquanta e sessanta, firmando altri buoni lavori. In particolar, uno dei miei preferiti è lo sfortunato (durante le riprese Ray ebbe un infarto e non potè portarlo a termine) "55 giorni a Pechino"(55 days in Peking) (1963)- un dramma epico girato per Samuel Bronston che mostra la rivolta dei Boxer nel 1900 in Cina. Un altro è ovviamente "Il Re dei Re"(King of Kings) (1961) con Jeffrey Hunter, come Cristo, e, non si può non citare, il film forse per cui sarà sempre unanimemente ricordato: il leggendario "Gioventù bruciata"(Rebel without a Cause) (1955)  con James Dean.

Lo stile e l'approccio tipici di Ray ci han sempre mostrato personaggi confusi, a disagio, e infelici per il loro ruolo o posto nello schema delle cose. Tali approcci e tematiche sembrano avere fortemente influenzato quelli della nouvelle vague francese, ma ritengo che nei suoi eccessi emotivi con il melodramma d'amore come qui, sia francamente un po' datato.
La storia di "Vittoria amara" riguarda l'esercito britannico in Nord Africa durante la seconda guerra mondiale, e ha un cast in gran parte britannico. Due ufficiali (Richard Burton[Capitano Jim Leith] e Curd Jurgens[Maggiore David Brand]) hanno il compito di condurre un raid al Quartier Generale di Rommel da qualche parte nel deserto libico e rubare i suoi documenti. Naturalmente non è così semplice - Jurgens, il vero protagonista e sua moglie (Ruth Roman [Jane]) arrivano al Cairo e il marito viene a sapere che lei e Burton erano stati in precedenza assieme.

Il quartier generale britannico ha una palestra piena di manichini appesi al soffitto con le marcature che mostrano dove inserire il coltello, o un colpo con quello che uno riesce a poratre all'attacco, similmente ad un regime di allenamento in stile Forze Speciali. Questa scena che nel film ci viene mostrata periodicamente, rende la non così sottile metafora che i protagonisti potrebbero anche essere soltanto dei manichini. Gli inglesi osservanoanche come i beduini o nativi e hanno quei meravigliosi pugnali da commando Sykes-Fairbairn che erano certamente l'elemento migliore della loro attrezzatura individuale. Mentre come armi da fuoco hanno gli americani mitra Thompson e i revolver Enfield.

Burton interpreta il bravo giovane militare o il più simpatico dei due, che vede anche Jurgens  spaventato quando esita ad accoltellare una sentinella vicino al loro obiettivo. Burton prende dunque l'iniziativa e fa il lavoro sporco ma da qui in avanti il risentimento di Jurgens nei suoi confronti avrà un altro movente, decisivo - lui è un vigliacco e Burton, pure lo sa.

Il film mostra in maniera ipnotizzante come la mente delle persone che sono costrette ad operare sotto pressione per alcuni fa uscire tutte le proprie idiosincrasie e meschinità, come nei vari personaggi sgradevoli presenti nel film. Ciò vale anche per Burton, perché seppure egli interpreti il ruolo certamente più eroico, il suo personaggio non dimostra nei più piccoli dettagli la comprensione e l'empatia nei riguardi del risentimento, anzi esacerbandolo per i continui contrasti fra i due che emergono in molte scene.

Naturalmente il film ha alla fine ha l'epilogo il quale ci mostra Jurgens tornare malconcio e con soltanto il suo personale equipaggiamento, mentre Burton è rimasto ucciso nel deserto e Ruth Roman brucia di dolore per lui.  Jurgens ci viene poi presentato con una medaglia al valore per l'azione compiuta, rimanendo però da solo, lasciato dalla moglie.
Il bel finale del film e forse la sua migliore sequenza con Jurgens tra i manichini suddetti, insegnandoci come e quanto in diverse circostanze siano spesso le persone sbagliate ad ottenere delle medaglie al posto di quelli morti, i veri eroi.

Festival del cinema di Venezia Anno 1957 Nominato al Leone d'Oro
Nicholas Ray


Dopo aver visto "Vittoria amara" al Festival del Cinema di Venezia, Jean-Luc Godard, ha espresso a riguardo una delle sue dichiarazioni iconiche "Le cinema, c'est Nicholas Ray (Il cinema è Nicholas Ray). "

Nel marzo del 1958, questo film è stato programmato nei cinema in double bill con "Cella 2455 -braccio della morte".

Il DVD della A & R ci presenta il film in un abbastanza ben conservato CinemaScope in bianco e nero (formato 2.35:1) con 102 minuti di durata. Non ci sono extra ma vi sono diverse scene in lingua originale sottotitolate perché prive del doppiaggio originale. Io penso che siano state proprio assenti nell'edizione uscita al tempo nei cinema italiani, dato che non ricordo affatto vi fossero nella copia che registrai ad un passaggio televisivo di oltre 25 anni fa.
Napoleone Wilson

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